La Cassazione Penale affronta la questione relativa all’esclusione dal regime dei rifiuti dei fanghi derivanti dal lavaggio inerti (Cass. Pen., Sez. III, del 14 febbraio 2019, n. 7042), profilando e precisando il discrimine con chiarezza.  Come già affermato in precedenti pronunce i fanghi derivanti dal lavaggio di inerti provenienti da cava sono sottratti alla disciplina sui rifiuti solo quando rimangono all’interno del ciclo produttivo dell’estrazione e della connessa pulitura. Quando, invece,  avviene una loro successiva e diversa attività di lavorazione devono considerarsi rifiuti sottoposti alla disciplina generale circa il loro smaltimento, ammasso, deposito e discarica (Sez. 3, n. 26405 del 02/05/2013, Pomponio, Rv. 257141; Sez. 3, n. 42966 del 22/09/2005, Viti, Rv. 232343).
Si era già detto in un precedente arresto che “sono esclusi dalla normativa sui rifiuti solo i materiali derivati dallo sfruttamento delle cave quando restino entro il ciclo produttivo dell’estrazione e connessa pulitura, cosicché l’attività di sfruttamento della cava non può confondersi con la lavorazione successiva dei materiali e, se si esula dal ciclo estrattivo, gli inerti provenienti dalla cava sono da considerarsi rifiuti ed il loro smaltimento, ammasso, deposito e discarica è regolato dalla disciplina generale” (Così in Cass. Pen., Sez. III, del 2 maggio 2013, n. 26405).

fonte: ambientelegaledigesta.it

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