Forse non tutti sanno che basta anche solo questo per rischiare una sanzione penale (art. 256 TUA) e una pesante sanzione amministrativa prevista dal DLvo 231/01.

Una recentissima sentenza della Cassazione (III sez Pen., n. 38981 dell’8 agosto 2017)  ha infatti affermato che “è dovere di chi conferisce ad altri soggetti i propri rifiuti per il recupero o lo smaltimento accertarsi che questi siano autorizzati allo svolgimento di tali operazioni“.

Si tratta di una regola di cautela imprenditoriale, la cui inosservanza è idonea a determinare in capo al soggetto conferente la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo abilitativo”.

In caso di mancato controllo dell’autorizzazione, quindi, sia il conferente che il trasportatore rischiano fino a 2 anni di arresto e 26.000 euro di ammenda. 

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