Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 28 marzo 2018, n. 69, in vigore dallo scorso 3 luglio, ha dettato i criteri e le modalità affinché il fresato d’asfalto cessa di essere qualificato come rifiuto in attuazione dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006.
Nonostante ciò, permanevano incertezze presso gli operatori del settore. Di qui il Ministero dell’Ambiente, con la nota del 5 ottobre 2018 prot. 16293, ha fornito alcuni chiarimenti interpretativi per l’applicazione del D.M. 69/2018.
La nota reca per l’appunto “Chiarimenti circa l’interpretazione di talune disposizioni di cui al D.M. 28 marzo 2018, n. 69 – Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
La stessa origina dal quesito posto al Ministero circa il rapporto tra il nuovo Decreto n. 69/2018 e il D.M. del 5 febbraio 1998, recante “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22”.
Il Ministero ha ricostruito, prima, il quadro normativo di riferimento, fondato sull’articolo 184-ter del TUA- Cessazione della qualifica di rifiuto – e  in attuazione di quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 184-ter, dal decreto n. 69, che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto del conglomerato bituminoso.
Il decreto – spiega il Ministero – ha determinato la cessazione dell’applicazione delle previsioni di cui al D.M. 05/02/1998, ovviamente solo per i rifiuti di conglomerato bituminoso (codice EER 17.03.02). Restano valide ed efficaci tutte le disposizioni del D.M. 05/02/1998 inerenti i limiti quantitativi previsti all’allegato 4, le norme tecniche di cui all’allegato 5 ed i valori limite per le emissioni di cui all’allegato 1, suballegato 2, o dalle autorizzazioni concesse ai sensi del Titolo III-bis parte IV e del Titolo I, Capo IV, parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Inoltre, si specifica che il D.M. n. 69 disciplina solo i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto nelle attività che il D.M. 05 febbraio 1998 prevede al punto 7.6.3 lettere a) b) e c) dell’allegato 1, non potendo, visto il tenore della delega che si legge al comma 2 dell’articolo 184-ter, incidere su aspetti, quantitativi e condizioni necessari per poter operare in procedure semplificate di recupero.

fonte: ambientelegale.it

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