Lo dice chiaramente la terza Sezione della Cassazione nella pronuncia  n. 39339 del 31 agosto 2018, quando afferma che ai fini della configurabilità del reato di realizzazione o gestione di discarica non autorizzata, è necessario l’accumulo di rifiuti, per effetto di una condotta ripetuta, in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli degli stessi e dello spazio occupato (ex plurimis, Sez. 3, n. 18399 del 16/03/2017, Rv. 269914; Sez. 3, n. 47501 del 13/11/2013, Rv. 257996).
Di qui la Corte prosegue il ragionamento chiarendo l’irrilevanza, ai fini della configurabilità del reato, della circostanza che manchino attività di trasformazione, recupero o riciclo. Tali attività, infatti,  sono proprie di discariche correttamente autorizzate, ma non costituiscono elementi indispensabili per ritenere l’esistenza di una discarica abusiva. Nell’ipotesi di discarica abusiva l’autore nella  maggioranza dei casi si limita limitarsi a realizzare l’accumulo dei rifiuti.

Fonte: ambientelegale.it

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