Nella sentenza n. 38950 del 3 agosto scorso la Terza Sezione della Cassazione Penale ha ribadito che la sussistenza delle condizioni perché un determinato residuo possa qualificarsi come sottoprodotto deve essere contestuale e, pertanto, in mancanza di una sola di esse, il residuo rimarrà soggetto alle disposizioni sui rifiuti. Per di più, in merito all’onere della prova si è di nuovo specificato che, poiché si tratta di norme aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti, l’onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge deve essere assolto da colui che ne richiede l’applicazione (già in tal senso Sez. 3, n. 17453 del 17 aprile 2012,; Sez. 3, n. 16727 del 13 aprile 2011, Spinello, non massimata; Sez. 3, n. 41836 del 30 settembre 2008, Castellano, Rv. 241504).
La Cassazione specifica ulteriormente che tale prova non può essere fornita mediante mera testimonianza. Infatti, l’art. 184-bis richiede condizioni specifiche che devono essere adeguatamente documentate anche sotto il profilo prettamente tecnico, involgendo le caratteristiche del ciclo di produzione, il successivo reimpiego, eventuali successivi trattamenti, la presenza di caratteristiche atte a soddisfare, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e l’assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
Dunque, conclude la Corte, il semplice riferimento al reimpiego o alla possibilità di un reimpiego da parte del testimone, ancorché accompagnato da specificazioni sollecitate nel corso dell’esame, non potrebbe ritenersi sufficiente ad assolvere al rigoroso onere probatorio richiesto dalla disciplina di settore.

fonte: ambientelegaledigesta.it

 

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